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martedì 25 agosto 2015

LUIGI SANTO RE CROCIATO


Ah! Volesse Iddio ch'ogni governante stolto avesse invece sempre presente l'essempio del Re Santo Ludovico! Se almen un briciolo della sua regal saggezza fuisse nell'animo di costoro che oggi son a capo delle Nazioni, saremmo in gran prosperità.
Elli che prima d'ogni cosa fu divotissimo all'Onnipotente, a Suo Figlio il Re de' Cieli, e alla Santissima Signora, giacché era ben conscio che non v'è potere alcuno, né Regalità, che non discenda da Dio, così come il Signore ricordò financo a Pilato. Ben conscio era Luigi che non vi può essere Corona alcuna rilucente d'oro e di gemme sul capo d'un regnante, se quello stesso capo non è rilucente della Luce dello Spirito e della Sapienza che vengono dall'Alto. Mente Illuminata deve aver lo Sovrano, per esser veramente tale, giacché così come l'anima illuminata porta Luce al corpo, equalmente il Re illuminato dona Luce allo Regno suo.
Elli fu così consapevole dell'altezza dello suo compito, quest'Altezza Reale, e considerando che chi si sarà umiliato sarà innalzato, che si fece financo Terziario Francescano, lavò li piedi delli poveri ogne settimana e li servì alla sua tavola, e partecipò alla costruzione d'un Monastero portando carriole de pietrame.
Abbassò se stesso, ma mai abbassò sua Dignità Regale. Mai dismise sue vesti e paramenti, mai donò ad altri o gettò via li simboli, d'oro e d'argento, di suo Uffizio. Strenuamente e fieramente andava allo assalto pel primo nelle Crociate, dopo che tutta l'armata si fosse confessata, e difese Corona sua dalle pretese del fratello, e sempre tenne in conto l'onore e la deferenza ch'eran dovute non già a lui uomo, ma allo Seggio del Trono. Primo Cavaliere del Regno, fu così devoto alli Principi di Cavalleria, che fatto prigioniero dal Califfo, fu poi liberato dietro riscatto, anziché acciso, per rispetto verso suo onore e coraggio e dignità di Guerriero.
Come uomo s'umiliò da sé stesso, come Re fu innalzato dall'Altissimo.
Avea così a cuore li sudditi suoi, havendo sempre presente l'esempio del Re dei Re e Signore dei Signori, che ogne volta che visitava una cittade, avea innanzi stuolo di scrivani e presbiteri, che raccoglievan per iscritto tutte richieste e suppliche d'ognuno, per poi render a tutti giustizia. E mantenne in Cancelleria liste de tutti li poveri, dell'artigiani sanza lavoro, de vedove et orfani sanz'aiuto, de figlie sanza dote, di modo da poter redistribuir a loro li risparmi dello Regno, acquisiti non già con tasse e balzelli, ma con accorta politica economica e intelligenzia commerciale.
Tutto questo lassò in eredità al figlio suo. Tutto questo lassa in eredità ad ogne governante.
Ma del resto, accettar un tal essempio e una tal eredità, significa anzitutto accettar Christo Gesù come Signore e Salvatore, e aspirar al Regno de' Cieli, piuttosto che a seggi e cattedre per propri interessi e propri forzieri... chi dunque ne sarebbe capace oggidì..?
Ma se non abbiam Re illuminati a governarci, almeno, o Cavalieri, ci benedica oggi Luigi, Santo Re Crociato, giusto e fiero, nelle nostre Battaglie, e seguendo lo consiglio del Loyola, guardiamo a Re Ludovico, Re terreno, per aver una minima, minuscola, millesimale, idea della Bontà e della Giustizia del nostro Re Eterno.
Per render al Re dei Re Gloria e Onore e Lode, e pregar che torni presto. Che sempre in nostro cuore e nostre membra regni et imperi Christo Gesù! Giacché Elli, come Luigi e ben più di Luigi, renderà ad ognuno Giustizia, e a tutti i Suoi redistribuirà li Frutti del Suo Regno.


mercoledì 15 luglio 2015

URIELE ARCANGELO, E L'ALTRI DIMENTICATI


Lo ricordan oggi i Fratelli della Chiesa Ortodossa. Ma nol si troverà nel calendario romano. Piace quivi egualmente ricordarlo, ché mai fu vietato né si crede vi sia alcunché di male se porta buon frutto, giacché l'Arcangeli, simbolicamente parlando, è giusto sian Sette. Sette Trombe, Sette Coppe, e sette torri malefiche che saran abbattute d'altrettanti Arcangeli, et altri ancor bei significati. Dice del resto l'istesso Raffael Arcangiolo, in Libro di Tobia, ch'é nelle Sacre Scritture: “Io son Raffaele, un de' Sette Angeli che sono al Servizio di Dio, e hanno accesso alla Maestà del Signore”.
E l'Arcangiolo Uriele non è certo invenzion di fantasia, ma invece era un de' particolari Protettori dei Monaci Francescani, e lo si trovava una volta menzionato con ogne onore nell'Atti de' Santi, e nella Messa et Officio a Gabriele Arcangelo approvati per lo Santo Pontefice Leone X. Negli Scritti Sapienzali dell'Ebrei, son millanta e più i riferimenti, né si dimentican di lui Copti e Siri.
Fu tolto dalla Liturgia e dalla Memoria adducendo che non si trova Suo Nome nelle Sacre Scritture: pure molti Santi et altre canoscenze non vi si trovano, ma non per questo son sconosciuti alla Tradizione e al Magistero... ché se ragionassimo con “sola Scriptura” sarem protestanti... anzitutto Questa, da Questa, e con Questa, ma senza escludere giusti ammaestramenti che da Questa derivano: come visto, ben si dice in Scrittura che son Sette gli Spirti Potenti.
Fu dimenticato dalla Chiesa, Uriele e l'altri, anco perché v'eran genti che ne facevano idoli, e l'invocavano in pratiche blasfeme: e anche questo oggidì non è invero cosa sconosciuta, in ispecie per i seguaci de “la nuova era”.
Ma fueron molti li Santi e li Beati che tributavano gran venerazione all'Arcangelo Uriel.
Uriele significa Fiamma di Dio, e son multissimi l'affreschi e le pitture nelle Chiese e Basiliche più antiche, che lo raffigurano con Spada e Fiamma, o ch'accompagna un fanciullino, giacché è noto esser stato l'Agnolo Custode di Giovanni Battista, Santo Precursor.
Come Uriele, si son dimenticati pur Geudiele, che sta per Lode di Dio, Sealtiele, Voce di Dio, e Barachiele, Benedizione di Dio.
Son Tradizioni Antiche, che piacciono al Cavalier, il qual vive con la consapevolezza che nel mondo vi sono Miriadi di Forze Angeliche, e minori forze malvagie, Un Solo Dio Onnipresente, e un nemico negletto che vorrebbe farsi dio. Questo è il suo mondo, visibile e invisibile, ma né generico, né vago, né anonimo. E il Cavaliere dà un Nome ad ogne cosa. Adamo diede un Nome ad ogne cosa. Chi è come Dio, la Forza di Dio, e la Medicina di Dio, han un Nome. Non v'è motivo affinché non debbano averlo financo la Fiamma di Dio e l'altri. Non si può certo dir che dell'Altissimo non vi siano la Fiamma, la Lode, la Voce e la Benedizione ch'agiscono nel mondo. Non si può certo dir che per tali funzioni, come per tutte l'altre, l'Onnipotente non habbi Spiriti Serventi che Li prestino dovuto servigio, come afferma l'istesso Raffael. Mai si faccia idolatria dell'Angeli et Arcangeli, ma nemmen ci si dimentichi d'Essi. Non si facciano giammai pratiche non concesse, epperò si rimembri come ancor multi son l'Altari e le Cappelle dicati ai Sette Spiriti Potenti innanzi a' quali si può ben sostare. Sette Arcangeli che son a noi Aiuto Potente per Conto del Signore dei Signori, et Essempio Perfettissimo.
Coll'Aiuto de' Sette, ravviviamo allordunque la Fiamma dell'Altissimo e risplenda Sua Luce, sian rese Lodi all'Onnipotente, si chiedan a Lui Benedizioni per ogne azion nostra, e in ogne cosa si cerchi Sua Voce. Ch'é questo un rimembrar e adoprar Guerriera Disciplina. 
Sia ringraziato quinci Iddio, Che ci ha dato Suo Figlio, Suo Verbo e Nostro Re, ma anco ben Sette Principi, per non farci mancar in niuna cosa Suo Amore e Sua Giustizia, e per iscacciar lungi il nemico antico.

domenica 29 settembre 2013

MICHELE, IL PRIMO DEI PRINCIPI


Proprio oggi, nella Festa de' Principi Potenti, riportan le cronache che la terra ha tremato al Gargano, Monte Santo dell'Arcangelo. 
L'Archistratega è alla testa dei Tre, e poi dei Sette, e poi al comando delle Schiere Celesti tutte. Poggiò una volta un de' suoi pié al Monte Santo di Francia, e prima ancor l'altro in sul Gargano. Secondo le Scritture Sacre deve tornar per guidarLi alla Finale Battaglia... 
S'Egli avesse poggiato nuovamente un de' suoi piedi...? Allor, se così fosse, poggierà poi l'altro, e giunto pel primo, saran dietro di Lui e sequiteran l'Altri, e poscia le Armate dei Ciel tutte... 
Suggestione, fantasia, o Segni? A ognun le sue conclusioni. Alla Fé la risposta.
Di certo, un Cavalier, trova almeno valido motivo di più Profonda Preghiera e più Attenta Riflessione, per questo giorno. E non manca di lustrar et ingrassar ancor meglio la Spada. 
Ché i Tempi son sanza dubbio Maturi.

domenica 31 marzo 2013

DA CHE PARTE?


Le croci del Golgotha son ormai spoglie de' corpi, son stati deposti color che v'erano appesi. Rimangono colà, mute eppur eloquenti: Colui ch'era al centro è Risorto! Colui ch'era da una parte è con Lui in Paradiso. Di colui ch'era dall'altra non sciamo con certezza la sorte, ma non abbiam di che ben sperare.
Oggi è Risorto il Nostro Signore. Ma non possiamo esser dimentichi della Sua Croce. Né delle due che si trovano ai lati d'Essa. Anzi.
Da una il ladrone chiede Perdono, dall'altra il ladrone ingiuria il Signore. Due opposte manier di porsi di fronte alla Croce, di fronte al Verbo e alla Verità, di fronte a Dio. Quel Giorno come oggi, innanzi alla Croce, ch'è divenuta Vessillo del Risorto, Re dei Re, stanno quinci e quindi due schiere, Una che Lo segue, e una che Lo rigetta. Tertium non datur: non v'è obiezione di coscienza nella Guerra Santa, né nella Battaglia Ultima che si approssima.
Quella Croce, ch'è ora Vessillo, chiede una risposta ad ogni cavaliere, e ad ogni uomo.
Giunge l'Ora, anzi è già giunta, nella Quale occorre, anzi urge, schierarsi.
Schieramoci dunque sotto la Rossa Croce, ché Quella Schiera segue la Via della Gerusalemme Celeste, mentre l'altra quella della città di Dite. Pur con i nostri peccati, appelliamoci al Signor dei Signori, chiediamo venia, e seguiamoLo. Tutti e due infatti eran ladroni, tutti e due colpevoli, tutti e due crocifissi, tutti e due vicini al Salvatore, tutti e due Lo conoscevano, ma uno solo credette in Lui, e con Lui prese la Via del Cielo.
O Cavalieri, se vogliam Veramente essere della Santa Schiera che l'Ultimo Giorno sarà Vittoriosa al Seguito del Sommo Condottiero, guardiamo ogniddì al Risorto come il ladrone fece al Calvario. Egli temette, ammise i suoi peccati, riconobbe in Cristo Gesù l'Innocenza, lo confessò come Signore, e credette alla Resurrezione. Ancorché in extremis, fu pronto per l'Ultima Ora e per l'Ultima Battaglia. Prepariamoci anche noi per Quella Battaglia che s'avvicina velocemente, e facciamolo ben prima dell'Ultima Ora, poiché è Scritto “Estote parati !”.
Giunge l'Ora, nella Quale la Croce sarà Scrimine Perfetto per il Giudizio, Asse Centrale della Bilancia della Divin Giusticia, e il Signor Nostro Gesù Cristo, Ch'è già Risorto, sarà altresì Giudice Santissimo e Certissimo.
Da che parte ci siamo schierati? Staran da una parte le pecore e dall'altra i capri, d'una parte saran segnati dalla Croce e dall'altra col marchio della bestia infame, d'una parte color che seguon Verità e dall'altra chi segue menzogna, d'una parte i Cavalieri che giungono in ranghi serrati dalla Bianca Torre Eburnea e dall'altra la soldataglia che si disperde dalle sette diaboliche torri.. e veran d'una parte presi e dall'altra lasciati...
Seguiamo dunque il Vessillo del Risorto, Combattiamo per il Re dei Re e Giudice Giustissimo, o Cavalieri Crucesignati ! La Vittoria e la Ricompensa e le Corone son già state preparate dal Dì di Pasqua.
Vexilla Regis prodeunt ! Fulget Crucis Mysterium! Vexilla Regis prodeunt !

martedì 25 dicembre 2012

YGGDRASIL RINNOVATO, seu L'ALBERO DEL VERBO



Buon sangue ab antiquo celto e germanico non mente.. e così molto ci piace quivi alla Torre rispettar la tradizione d'addobar un Albero con pomi e luci. Rallegra i fanciulli, è gradito all'anziani, e pur lo gatto si nasconde felicemente sotto le fronde sue.
Il Cavaliere, conscio che molto deve alla Tradizione de' suoi Padri provenienti dalle Foreste del Nord, che molto fu ereditato dagl'usi di quegli Antichi Guerrieri alla Cavalleria, pur sa che ciò ch'era lor Credenza e Religione, trovò Compimento nel Verbo Rivelato e Incarnato, ch'Oggi si rinnovella.
Così Yggdrasil, Albero Universale, è Rinnovato e divien Albero del Signore, Albero di Vita, Simbolo maraviglioso e potente che il buon Cavaliere può innalzare nella sua casa, e ammirare e meditare.
È l'Albero di Jesse, che dal Santo Patriarca e dal Santo Re Davide, Radice Santissima e Regalissima, concepisce Oggi per Maria Vergine e Regina, il Signore dei Signori, il Re dei Re, il Santo de' Santi, il Figlio dell'Onnipotente ed Eterno.
Ma è precipuamente l'Albero del Verbo, e il Verbo Istesso, che dalle radici, dal Principio, ovverossia dall'Alto e dal Profondo, “nel Principio era il Verbo”, viene a manifestarsi e dispiegarsi sopra la terra con tronco e rami e foglie, giacché Oggi “il Verbo Si fece Carne”, rimembrando l'Evangelo di Giovanni. È Codesto Albero Sempreverde ed Eterno, che pure porta Frutto e Luce. È rappresentante della Presenza Viva del Salvatore, laddove due o tre son riuniti nel Suo Nome.
Come Seme del Verbo e del Regno che deve crescere anche nel Cavaliero, è Maestosa Pianta che non teme né piova, né vento, né neve, né calura, ma d'ogni cosa trae invece beneficio per crescere più robusto ancora, e tra Suoi rami si radunano i Volatili del Cielo, gl'Angeli.
Di Esso medita e dice il Crisostomo “Questo Legno mi appartiene per la mia Salvezza Eterna... Quest'Albero è il mio rifugio, nel pericolo Esso mi protegge, nelle mie battaglie è per me Scudo... Eccolo il mio Sentiero Stretto, eccola la mia serrata! Eccola la Scala di Giacobbe per la quale gli Angeli salgono e scendono... Quest'Albero che si estende Lontano fino al Cielo, sale dalla terra al Cielo. Pianta Immortale si leva al Centro del Cielo e della terra: Fermo Sostegno dell'Universo, Legame di tutte le cose, Supporto di tutta la terra abitata, intreccio cosmico che in sé comprende tutte le variegate forme della natura umana, fissato dai Chiodi Invisibili dello Spirito, per non vacillare nel Suo avvicinamento al Divino, tocca il Cielo con la cima, consolidando la terra ai Suoi Piedi, e nello spazio intermedio abbraccia l'intera atmosfera con le Sue Mani Incommensurabili...

Che dunque cresca possente, in ogni casa e in ogni Cuore, Yggdrasil Rinnovato, l'Albero del Verbo, e che torni tosto a regnar su Nuovi Cieli e Nuova Terra la Radix Davidis!

domenica 15 aprile 2012

SOLVE ET COAGULA


A sequitar la Pasqua di Resurrezione, vien il giorno della Divina Misericordia: colla Resurrezione si fan quel Sangue e quell'Acqua, scaturiti materialmente al Golgotha, Mistici ed Eterni, e si spandono Spiritualmente pell'Universo Intiero e Tutto.
L'Opera al Nero è alle spalle, e son ora da porsi l'Opera al Rosso e l'Opera al Bianco, che l'alchimisti ricercavano con fatica, e che l'Altissimo invero ci offre benignamente e gratuitamente in Dono.
Ecco l'Acqua che tutto Solve, il Perdono d'ogni peccato, Luce che purifica d'ogni ombra, e rende puri e candidi come neve. Ecco il Sangue che Coagula, che ereditiamo come Suoi Figli, e che concede e reca Nuova Vita.
Ma faccia attenzione il Cavaliero al suo Crociato Stendardo, che Quel Sangue e Quell'Acqua ha per Livrea: non l'Uno senza l'Altra, non el Coagula senza el Solve. Son sì due i color, ma un'Unica Bandiera di Resurrezione. Qual Misericordia e Grazia infatti, se non vi fosse Giudicio alcuno?
Dice per questo il Sommo Maestro alla Vergine Santa di Glogovieco: "Passeranno i Raggi della Misericordia sul mondo... son scaturiti dal Mio Cuore Sangue e Acqua, come da una sorgente..." ma pure "dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle mie mani... infelici coloro che non approfittano di Questo Miracolo della Divina Misericordia... cadranno nelle Mani della Mia Giustizia..."
Colui che non adora il Re Santissimo, che non chiede Misericordia e Perdono, che rifiuta Quell'Acqua Miracolosa, impenitente, si coprirà sol di Quel Sangue, e di quel Sangue sarà complice, ed Esso diverrà per lui non già Vita, com'è Sicura Volontà Celeste, ma Giudizio Certissimo.
Imperciocché redarguisce l'Apostolo: "Chiunque in modo indegno beve il Calice del Signore sarà reo del Sangue del Signore", e così recita la Preghiera Eucaristica: "La Comunione con il Tuo Corpo e il Tuo Sangue, Nostro Signore Gesù Cristo, non diventi per me giudizio di condanna, ma per Tua Misericordia sia Rimedio e Difesa".
S'accosti dunque il Cavalier alla Divina Misericordia e umil e penitente L'implori. Ma ricordi sempre: Misericordia è bilanciata da Rigore, per non annullar Giustizia, e Tutto regge Amore. Avrà così Doni Miracolosi, e ravviverà sempre più il Rosso e il Bianco dello suo Vessillo, sempre più splendido nelle Battaglie e terrorizzante li nimici, co' Colori della Vera e Unica Alchimia, Quella del Signore Misericordioso.

domenica 25 dicembre 2011

GAUDEAMUS !

Non son pochi che dicono per la via: "Che mai festeggiare in tempi sì tristi e grigi? Qual festa può esservi in cotal carestia e povertà?". Allora il Cavalier ricorda ciò che è Scritto: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò". Questo il motivo pel quale festeggiare, e render lodi, e alzar forti i canti di grazie.
Perché è nato nel mondo oppresso Colui che solo può riscattare d'ogni miseria. E' venuto Quell'Unico Re ch'è ben diverso dagl'attuali governanti e luogotenenti: Egli non promette sanza mantenere, ma anzi la Sua Parola giammai torna a Lui sanza aver compiuto ciò che ha ordinato; non opprime i Suoi con dazi, gabelle e imposte d'ogni sorta, ma piuttosto dona a tutti gratuitamente e in abbondanza; non s'arroga il diritto di viver alle spalle altrui senza sudare, ma anzi sudò sangue, conobbe il flagello, e morì sulla Croce per il Suo Popolo; non obbliga i sudditi Suoi ad aver denari sonanti per almeno vivere, ma li chiama Figli e Fratelli e sol dimanda ch'abbiano tanta Fede quanto un chicco di senape; non guarda agli uomini del Suo Regno come a bestie da soma, che'l cattivo padrone carica di pesanti fardelli e bastona di continuo, ma come a pecorelle che'l buon pastore conosce una per una, porta in salvo e docilmente riaccompagna all'ovile; non vive tra ori e sontuosi damaschi, ma ebbe invece un'umile Veste e una Corona di Spine...
Gioite quinci, o Cavalieri, e serbate sempre nel cuore il ricordo di Questo Giorno Meraviglioso!
Giorno in cui è nato per Voi il Re dei Re e Signore dei Signori, Regal Bambino Vostro Salvatore, Colui al Quale davvero potete affidarvi, ora, e fino alla Fine del Tempo, senza rimanere delusi.
Giorno in cui nacque Quel Re che non affermò di regnare su di voi meglio, o governarvi altrimenti, o per un certo tempo, ma anzi promise di farvi sedere con Lui nella Gloria, e con Lui Regnare in Cielo e in Terra, in Eterno.
E' nato il nostro Re! Gaudeamus!

martedì 1 novembre 2011

OGNISSANTI, LA CORTE CELESTE

Ormai è diventato questo giorno una ricorrenza pagana, ed una brutta copia, cupa, tenebrosa e dissacratoria, del Carnevale, che, pur nella sua apparente goliardia e follia, avea però ben precisi significati simbolici.
Ma Ognissanti è la festa di tutti i Santi, non già la festa di più o meno fittizi stregoni, streghe e morti viventi, che terrorizzerebbero ancor più, se mettessero in mostra la lor vera identità, palesassero la lor povertà di spirto, anziché mascherar il corpo.
Tutti i Santi, quelli che qui alla Torre cerchiamo di ricordare nelle Sacre Ricorrenze, quando per lo meno riusciamo in quest'intento, e non siamo impegnati in altri luoghi o Altrove. In ogni Ricorrenza infatti, per ogni Santo, si può ritrovare un aspetto della Vita del Credente, del Cammino del Cavaliere; ed è giusto che il Calendario Liturgico ricominci ogn'anno, ovvero ricorra, giacché in ogni singola agiografia, nell'esempio e nella vita d'ogni singolo Santo, si colgono, di volta in volta, di anno in anno, significati sempre più profondi, via via che anche il Credente cresce sul Cammino della Vita.
Non solo, ma anche il ricorrere dei Santi, come il ricorrere degli anni, dei mesi, delle stagioni, e di mill'altri fenomeni, ci ricorda che il Tempo è ciclico e spiraliforme, come attestato d'ogni Antica Tradizione, e non mai lineare come oggi si crede per lo più, e si propaganda. Ogni giorno è necessario rinascere Santi...
Voglia infine il Cavaliere aver predilezione pei Santi Guerrieri, gl'Angeli e gl'Arcangeli, i Martiri, e tutti i Saggi Testimoni, che lo inizieranno e lo condurranno in ogni Astuzia, ogni Virtù, ogni Strategia utile al Buon Combattimento, e lo preparranno per la Battaglia Ultima.
Chè la vita d'ogni Santo è bellissima parabola del Vangelo, declinazione del Verbo, Azione derivante da Contemplazione, fattiva vicissitudine d'un aspetto della Parola, pronta e coraggiosa risposta di Soldato ad un Comando del Re dei Re.
Ed è quinci dovere e piacere d'ogni Cavaliere degno del suo rango, onorar profondamente la Santa Corte Celeste, e Combattere affinché il suo nome sia un Dì annoverato in fra Quelli, se all'Altissimo piacerà, nel Libro della Vita.
Ben altro adunque, Ognissanti, per il Buon Cavaliere, che la festa delle zucche... vuote...

giovedì 29 settembre 2011

ARCANGELI GUERRIERI


Michele, Gabriele e Raffaele, gl'Uffiziali delle Celesti Milizie, delle Miriadi delle Miriadi, dei Carri di Fuoco del Cielo.
Non son le favolette sugl'angioli che si narrano ai fanciulli per un buona notte e un sonno tranquillo.
Stiam parlando invece di Spiriti Potenti, Spiriti Guerrieri con un compito terribile. "Chi è come Dio?" urlò Michele all'avversario che cadeva dal Cielo come folgore, la "Forza di Dio", che gli schiaccia la testa e lo tiene prostrato a terra, la "Medicina di Dio", ch'è la Spada Fiammeggiante che tengono brandita, Quella dello Spirito, e il Verbo Santissimo.
S'Essi non fossero a difesa della Sacra Cinta, satanasso e ' suoi sarebbero liberi nel mondo di far all'uomo ciò che più gli piaccia e aggrada, e, si creda, non è nulla di buono, ma sarebbe financo molto peggio di ciò che di già l'uom permette loro. Giacchè gli Arcangeli, per Divino Comando, s'arrestano spesso dinanzi alle scelte della stirpe d'Adamo, per rispettar l'umano libero arbitrio.
E faccia attenzione tanto il villico quanto il Cavaliere a ciò che ammaestrano le Sacri Scritture e i Padri Antichi sugli Angeli Arcangeli, e a Quelle si attenga, chè negi Ultimi Tempi, è altresì scritto, molte dottrine di demoni saran mascherate da dottrine sugl'Angioli, e molti, tratti in inganno, adoreranno angeli caduti, credendo d'adorar Angeli Santi; son infatti mille e mille le scritture umane che si posson invenire su ciò detto, e quasi tutte son sciocchezze ispirate dal basso alle quali non crederebbe neppure il Calandrino Giovannozzo...
Ma di tanto strenue guerreggiar in favor nostro, a Lode e Gloria dell'Altissimo, di tanto portentoso freno delle Alate Legioni di Luce, posto a sbarrar la via alle orde tenebrose dei malefici spirti, ringraziamo invece il Re dei Re, con quel rullo di tamburo, quel peana di battaglia, di fronte al quale fuggonsi inorriditi e impauriti quei cattivi spiriti: la Corona Angelica e le Litanie degl'Arcangeli.
Buoni Cavalieri, intoniamo adunque il Canto delle Celesti Milizie, all'unisono, ad maiorem Gloriam Dei, e scacciamo lungi il nemico antico!

giovedì 22 settembre 2011

SAN MAURIZIO E LA SANTA LEGIONE TEBEA

La Santa Legione e il suo Comandante Maurizio son molto cari al buon Cavaliere per varie e valide cagioni.
Così come Artù e la Tavola Rotonda al Nord, essi rappresentano, al Sud dell'Europa, il primo embrione della gloriosa Cavalleria Cristiana, due estremi uniti dalla Spada dell'Arcangelo Polare.
Gl'uomini della compagine, Legio Prima Maximiana, Thebaeorum dicta, provenivano dalla Tebaide d'Egitto, una tra le primissime terre evangelizzate della storia, e non era in essa arruolato alcuno che non fosse cristiano battezzato; eran si può dire primizia del Cielo.
Maurizio e i suoi, comandati quinci a combattere contro le popolazioni delle valli alpine di già cristiane, rifiutarono di compiere quell'atto di guerra che considerevano grand'empietà e, raggiunti ad Augaunum dalle altre truppe imperiali, fueron perciò tutti flagellati ed indi decapitati.
Ecco dunque la grandezza di San Maurizio e della Legione Santa, ecco l'esempio antico sul quale basa l'Azione ogni Cavaliere degno, ecco i Sacri Principi che saranno propri di tutti gl'Ordini di Cavalleria che verranno poi, ecco gl'iniziatori d'una Nuova e Santa Stirpe Guerriera.
Uomini d'arme, ma non prima d'aver accettato il Verbo Divino ed Eterno. Soldati d'una terrena compagine, ma anzitutto e sopr'ogni cosa al Servizio dell'Esercito de' Cieli. Combattenti forti e valenti, ma sanza mai alzar le spade contra i fratelli. E Difensori della Fede nella Verità fino all'estremo sacrifico.
Una Tradizione di Fede e di Coraggio che continuò nei Cavalieri dell'Evo Medio e che, a Dio piacendo, e con l'aiuto e'l patronato di San Maurizio e i suoi, ci si augura possa continuare in tutti i Cavalieri fino alla Fine, fino agli ultimi, quelli che riconsegneranno al Signore dei Signori le loro Spade.


domenica 24 aprile 2011

IGNE NATURA RENOVATUR INTEGRA


Con il Fuoco sarà rinnovata ogni cosa. Pasqua di Fuoco sarà l'Ultima Pasqua del mondo.

Ogni Pasqua ce lo ricorda, giacché quella scritta sulla Croce ormai vuota, INRI, per i Soldati che hanno creduto e che continuano a credere, oggi non ha più un solo e unico significato. Ne ha almeno tre, come tre sono le Lingue con cui è incisa, come Tre sono le Persone Divine ivi Presenti in Una, come Tre sono i componenti dell'uomo che la Croce chiama a Nuova Vita. "Igne Natura Renovatur Integra" è uno dei Significati. E l'assioma filosofale “così in alto come in basso”, sicut in caelo et in terra, non può disconoscersi. Solo i ciechi non vedono. I segni materiali di questo Fuoco dello Spirito, Fuoco d'Amore e di Giudizio che prepara l'Ultima Pasqua, i Suoi riverberi, si possono scorgere quotidianamente. La Terra si scalda, i ghiacciai si sciolgono, l'acqua scarseggia. Le Leggi Universali ricordano che il moto è in strettissima relazione con il calore, e il moto, “motus in fine velocior” dice la Tradizione, è alla fine sempre più veloce. Così da generare ulteriore calore. Infatti ogni Tempo è ristretto, la vita è sempre più frenetica, e Ora è il momento della Decisione, non si può attendere il Domani per Agire.

Una volta, millenni fa fu l'acqua, ma la Profezia afferma che alla Fine sarà il Fuoco.Perché solo così è possibile bruciare l'erba secca, i rami improduttivi, le carcasse dei morti. Solo così è possibile mettere alla Luce l'Oro Puro separandolo dalle impurità. Solo così è possibile eliminare le torride città costruite dai peccatori, far crollare come nel Tarocco le torri innalzate dai miseri seguaci dell'avversario, per dare Nuove Fondamenta alla Città di Diaspro, Zaffiro, Calcedonio, Crisopazio e d'Altre Preziosissime Pietre, che scenderà dal Cielo.

Perché solo così, nella Tempra, si riconoscono le Spade Sante, e i Cavalieri più Coraggiosi. Solo così sarà possibile una Ricompensa per coloro che meritano di festeggiare la Pasqua insieme al loro Re e Signore. Che ricompensa potrebbe mai esistere senza Battaglia..? Combattiamo dunque, financo nel fuoco, per giungere alla Resurrezione, o Guerrieri della Fenice!






sabato 25 dicembre 2010

PRAESEPE

Forse il Presepe risale al Santo d'Assisi, o forse ancor prima. Certamente è tradizione che il buon Cavaliere non manca di rispettare nella propria casa: allestire un piccolo “Recinto Sacro”, ove rappresentare alcuni dei Misteri, alcuni tratti della Mirabile Storia. Come un fanciullo, il Cavaliere osserva quelle sculture, quelle minuscole case, e quasi rapito, medita su di esse. L'Anziano di Kusnacht direbbe forse che quel piccolo paesaggio esercita sul Guerriero assorto una sorta di “funzione trascendente”, evocando in lui immagini, suoni, nostalgie, ricordi, sentimenti, Idee.

A Betlemme, Casa del Pane, il Pane Vivente del Cielo, scortato e lodato e cantato dagli Angeli. E posto in una mangiatoia, in una Grotta, rinnovato Mitreo. Il bue e l'asino, le forze poste al Suo Servizio. Nel bel mezzo della Notte arriva la Luce. Non manca l'Acqua: un pozzo, un fiume, un abbeveratoio; è l'Unica Sorgente di Vita alla Quale attingere. V'è un Ponte per giungere a quella stalla e a Quel Pane, passaggio periglioso e stretto, che il Cavaliere ben conosce... Accanto al Sentiero un'osteria, che con la sua insegna cerca di attirare i Viandanti, ma è meglio Proseguire sulla Via che perdere tempo in vino e donne. Più oltre, la Ruota del Mulino, che gira senza posa. Greggi e greggi di pecore, senz'altro più di uno... Sotto un alberello, un giovane pastore, un neofita del suo mestiero, sta dormendo, in attesa di Risvegliarsi. Non lontano una lavandaia, giacché è necessario mondare le vesti, per presentarsi a Lui; e quand'anche “fossero sgualcite dalle prove” non importa, purché siano bianche e pure come la neve. All'orizzonte si scorge il castello di Erode, terribile “principe della terra”, uccisor degli innocenti, che pur nulla ha potuto contro il Bambino.

Ancora oltre, altro ancora, la mente e il cuore novellano al Cavaliere che ammira quelle piccole luci, quel minuscolo ma meraviglioso scorcio sul paesaggio della sua anima e della Storia. Ma quivi ci fermiamo, e lasciamo che altri cuori e altre menti si lascino trasportare dalla commozione del Presepe; in attesa che si presentino tre uomini, Magi e Re, a recar Oro, Incenso e Mirra al Re dei Re.